Cenni storici

La Biblioteca di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II occupa il piano nobile di Palazzo Gravina dal 1936, anno in cui venne sancita la trasformazione dell’Istituto Superiore di Architettura, già Regia Scuola Superiore di Architettura, in Facoltà. 

Il palazzo, prestigioso esempio di architettura civile del Cinquecento a Napoli, fu edificato in una zona non ancora urbanizzata tra i complessi monastici di Santa Chiara e di Monteoliveto, su commissione del duca Ferdinando Orsini di Gravina, che ottenne il suolo per la sua costruzione dal Monastero di S. Chiara; venne eretto tra il 1513, data dell’acquisto dei terreni, e il 1549 data del completamento del tetto.

A Gabriele d’Angelo viene generalmente attribuita la progettazione della nuova fabbrica che ricalca gli schemi del Rinascimento toscano; si sa invece con certezza che tra il 1548 e il 1549 Giovan Francesco Di Palma, allievo del Mormando, elabora i disegni per il completamento dell'opera. Tra il 1762 e il 1782 Mario Gioffredo, per volere del cardinale Domenico Orsini, esegue un riadattamento del palazzo nel corso del quale viene realizzato il portale dalle linee neoclassiche (1766), aggiunto il piano attico e decorato l’interno con stucchi e affreschi (documentata è l’attività di pittori come Francesco De Mura, Giuseppe Bonito e Fedele Fischetti); si delinea in tal modo una nuova configurazione volumetrica, cresciuta in altezza e rinnovata verso l’esterno con la creazione del nuovo portale.

Nel 1799 il palazzo venne requisito dai francesi per farne l'abitazione del generale Thiebault.

Per avverse condizioni finanziarie gli Orsini nel 1837 furono costretti a cedere il palazzo, già suddiviso in appartamenti da concedere in affitto, a Giulio Cesare Ricciardi,conte dei Camaldoli, il quale ne promosse un rapido e radicale rifacimento affidato all’architetto Nicola d’Apuzzo. Nell’occasione venne modificata la facciata con l’apertura di balconi e l'abolizione dei busti sovrastanti le finestre, gli stemmi angolari degli Orsini e l’epigrafe corrente sulla cornice marcapiano.

Il 15 maggio del 1848 il palazzo, frequentato da personalità di fede repubblicana e sede del Circolo Costituzionale, venne danneggiato in modo grave dall' incendio appiccato nel tentativo di snidare i rivoltosi che vi si erano barricati. L’anno successivo fu espropriato dal Re che ne commissionò il restauro nel 1850 agli architetti Gaetano Genovese e Benedetto Lopez Suarez, inaugurando un periodo di destinazione del palazzo a pubblici uffici: Conservatoria delle ipoteche; Direzione del Registro e Bollo e delle contribuzioni dirette, Scuola per ingegneri nel 1859, infine sede delle Poste centrali. In quell’occasione fu costruito il quarto lato.

Importanti lavori di consolidamento e sottofondazione  furono eseguiti dal Genio Civile e dall’architetto Camillo Guerra tra il 1916 e il 1926.

Ulteriori lavori che daranno al Palazzo l’aspetto che mantiene tuttora risalgono al 1935-36 al momento della destinazione dell’edificio a sede della facoltà di Architettura: la facciata ritorna all’originario stile dei palazzi rinascimentali del XVI secolo, con il ripristino di busti di personaggi dell’antichità romana (gli originali sono andati dispersi).

La Biblioteca, situata al piano nobile del palazzo, occupa una superficie di oltre 800 metri quadrati e possiede un patrimonio librario di 35000 monografie e 700 periodici (tra spenti e correnti) raccolti in una sezione allocata nell’ala opposta alla struttura principale. Dall’ingresso della biblioteca si accede alla sala espositiva: uno spazio di 100 metri quadrati utilizzato da studenti e docenti per l’allestimento di mostre didattiche e per lo svolgimento di eventi culturali. La sala di consultazione separa due importanti sezioni della Biblioteca: la Sala Persico e la Sala napoletana.

La Sala Persico, dedicata al critico napoletano Edoardo Persico, evidenzia una struttura con archi e volte a vela poggianti su due colonne mediane in marmo con capitello. È l’ambiente più ampio e rappresentativo della Biblioteca, utilizzato come sala lettura e capace di oltre 50 posti a sedere. Dalla sala si accede poi ad altri ambienti dedicati alla lettura.

La sala che ospita la Sezione Napoletana custodisce un patrimonio librario corposo e di grande prestigio relativo a un’ampia area geografica storicamente coincidente con il Regno di Napoli. Dalla Sezione Napoletana si accede alla Saletta delle Conferenze, inizialmente la prima e unica sala di lettura. Un’antica scaffalatura lignea corre lungo l’intero perimetro della stanza e accoglie i Libri Antichi e Rari. La collezione comprende edizioni dei secoli XVII e XVIII, oltre a un cospicuo numero di opere dell’Ottocento e di pubblicazioni rare e fuori commercio del secolo scorso. In tre vani a giorno della libreria e in un angolo del soffitto sono incassati alcuni frammenti di affreschi della volta del piano nobile forse eseguiti da Fedele Fischetti, e staccati nel 1936 durante i lavori di restauro del Palazzo.